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CONVEGNO
DENTRO
IL PAESAGGIO
PER LA TERRA E PER L'UOMO
28 aprile 2007
Fermo - Palazzo dei Priori
Ore 16,30
Il 29 aprile 2006 a
Sant'Elpidio a Mare è stato presentato
il Movimento ecosofico e civile “Per la terra
e per l'uomo”, ispirato alla “Carta
di Arenzano”, documento di principio in merito
all'emergenza ecologica che era stato firmato,
il 15 luglio 2001, dai più grandi poeti del
mondo (da Derek Walcott a Seamus Heaney, ad Adonis,
da Bei Dao a Mario Luzi, da Yves Bonnefoy ad Andrea
Zanzotto, a John Ashbery, solo per nominarne qualcuno).
All'evento intervennero due firmatari della “Carta”:
Tahar Bekri e John Deane.
L'originalità e la ragione più profonda del documento
e della nascita del Movimento, stanno nel fatto che essi individuano nei
poeti e nel loro pensiero i mediatori privilegiati di una proposta di
senso globalmente condivisa e votata a un profondo significato ecosofico
e civile.
In sostanza, i promotori dell'iniziativa pensano che non soltanto
sia possibile riformulare un'etica della terra, in vista dell'attuazione
dei principi sui quali si fonda il cosiddetto sviluppo sostenibile, ma
che sia necessario evidenziare l'orizzonte entro il quale questi
principi trovano significato.
Pensano che per cultura sia giusto intendere l'appartenenza a un
insieme di significati e di costumi condivisi dalla comunità,
e la conoscenza delle nozioni e delle azioni indispensabili al suo funzionamento
armonico, anche in relazione a più ampi sistemi di significato,
simbolici, religiosi, tradizionali, cosmici.
Pensano che la voce dei poeti,
insieme a quella di tutti i soggetti coinvolti nel processo
di ripensamento delle categorie antropologiche che definiscono
il rapporto dialettico tra uomo e natura, possa contribuire
all'aresto del processo di degradazione dell'ambiente,
del paesaggio, della società.
Il 28 aprile 2007,
a Fermo, avrà inizio il momento operativo della
proposta: Luisa Bonesio e Massimo Morasso (il teorico
e l'estensore della “Carta di Arenzano”),
il poeta Paolo Ruffilli, coordinati da Antonio
Santori, inviteranno, soprattutto le generazioni più giovani,
ad aderire al Movimento e a divulgare, in ogni luogo
della “Marca”, le “Dodici tesi” della “Carta
di Arenzano”, al fine di modificare i termini
entro i quali si declina il senso del nostro abitare
la terra.
DODICI TESI PER LA TERRA E PER
L'UOMO
- il rapporto con la terra comporta
anche responsabilità e doveri
- la terra è così necessaria
all'uomo come lo sono tutte le altre cose che
egli apprezza per il loro valore intrinseco: l'arte,
la filosofia, la poesia, la religione, la scienza,
il teatro
- per abitare consapevolmente
la terra occorre riconoscerne il valore di bene comune
- identificare e regolamentare
i limiti delle applicazioni della tecnica è condizione
necessaria per impedire che la terra sia trattata
come un inerte sostrato di sfruttamento e manipolazione
- una parte significativa del
senso della vita consiste nel fatto di trovare, esprimere
e riconoscere la sua naturalità
- la rottura dell'equilibrio
naturale non è un problema che riguarda solo
la natura, ma l'uomo
- l'antropocentrismo, fenomeno
che connota in profondità la civiltà occidentale
degli ultimi secoli, è il responsabile principale
della crisi ecologica. Il declino e quasi la scomparsa
dello sguardo contemplativo rivolto al creato ha
favorito l'alleanza, tendenzialmente suicida,
di scienza ed economia nel segno della tecnica
- la cancellazione dei tratti
differenziali che distinguono un luogo da un altro
non è un ineluttabile correlato dello sviluppo
economico
- la manipolazione della costituzione
geografico-paesaggistica dei luoghi e il conseguente
degrado ecologico ed estetico, comporta la perdita,
incommensurabile, dei valori simbolici a esso correlati
- puntare ad una restaurazione
di forme del passato o perseguire un ideale di armonia
spontanea con la natura equivale a compiere un consolatorio
salto fuori dal nostro orizzonte storico
- di fronte all'avanzamento
del sincretismo planetario come dell'esasperazione
delle logiche particolaristiche, nazionaliste, etniciste, è doveroso
ritrovare e valorizzare le differenze e la logica
del locale
- la salvaguardia dei propri
tratti singolari, se concepita nei termini di differenzialità e
dialogo con l'altro, conduce a un effettivo
pluralismo, molto più dell'utopia universalistica
e generalizzante su cui si è edificata la
modernità
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