 |
 |
| |
L’orario di apertura delle chiese è il
seguente:
-Tutti i week end dalle ore 10:30 alle ore 12:30
22-23-24-25 aprile dalle 10.30 alle 12.30
Le chiese inserite nel circuito di visita sono:
Cattedrale Maria SS. Madre di Dio - Chiesa di S.
Vittore - Chiesa di S. Gregorio Magno - Chiesa di
S. Angelo Magno - Chiesa dei Ss. Vincenzo e Anastasio
- Chiesa di S. Maria Intervineas - Chiesa del Carmine
- Chiesa di S. Francesco
Coordinamento, prenotazione
visite guidate e informazioni:
Pulchra Società Cooperativa Culturale - Tel.
0736.252883
FAX 0736.247708
|
|
La
Diocesi di Ascoli Piceno e l’Assessorato
alla Cultura della Provincia, per valorizzare
e promuovere l’immenso e prezioso patrimonio
artistico - culturale del territorio piceno,
in particolare della città di Ascoli,
hanno elaborato il Progetto “IL ROMANICO
NEL PICENO-Chiese Aperte”. Esso offre a
tutti la possibilità di passeggiare
tra palazzi, torri e campanili, attraversando piazze
rinascimentali, rue e borghi medievali, di rimanere
affascinati dalla bellezza, dall’armonia,
dalla grazia delle bellissime chiese romaniche
della città di Ascoli Piceno e poter ammirare
tutto il patrimonio artistico in esse contenuto. Grazie
all’impegno di qualificati operatori
culturali, alla loro cordialità unita a
una ottima conoscenza della storia e della cultura
ascolana, i visitatori potranno immergersi nella
atmosfera rarefatta e misteriosa della storia,
una storia testimoniata da preziosi edifici sacri
e da magnifiche pitture che percorrono un arco
di tempo che va dal XII al XIX secolo, testimonianze
quindi non solo del Romanico, ma molto più vaste.
IL ROMANICO
L’arte romanica si manifestò tra
il VII e l’XI sec. soprattutto in Germania,
Francia e Italia settentrionale; nasce in stretta
connessione con l’ambiente naturale divenendo
espressione di specifiche e profonde valenze spirituali
e religiose. Copre un periodo di transizione che
va dall’alto al basso medioevo, percorso
dal fenomeno comunale, dalla nascita di una primitiva
forma imprenditoriale e, in definitiva, dall’instaurarsi
di una diversa e rinnovata “forma mentis”,
da un’apertura culturale. L’aspetto
assunto dalle città italiane
in questi due secoli si è per la maggior
parte perso a causa dei vari rimaneggiamenti avvenuti
nelle età posteriori: oggi restano scarne
testimonianze quali resti di mura coronate di merlature,
con torri quadrate o rotonde, porte cittadine,
fiancheggiate da robuste torri a volte, ornate
da sculture. Le superstiti torri gentilizie erano
per lo più dimora di potenti famiglie patrizie,
a struttura spartana e semplice, quadrangolare
ed uniforme, pareti lisce o a bugnato grezzo interrotte
da piccole e rare finestre. Un esempio è San
Gimignano e Corneto di Tarquinia. I materiali da
costruzione tipici del romanico furono per lo più il
mattone e la pietra in Lombardia e nei rivestimenti
toscani. La facciata delle chiese poteva assumere
due forme: a capanna o con due spioventi laterali,
sovente affiancata da due potenti torri; i portali
a vani rettangolari, potevano essere tre o uno
solo, spesso sovrastati da un rosone. La pianta
tipica era a croce latina, a tre navate terminanti
con una o tre absidi semicircolari delle quali,
quella centrale, era il doppio delle laterali.
La volta romanica tipica era, ed è tutt’ora,
quella a crociera, determinata dall’incrocio
di due volte a botte. Il monumento tipico romanico è la
chiesa cattedrale, al centro della città con
l’intento
di sovrastare, anche spiritualmente, le abitazioni
circostanti: è il fulcro cittadino ma è assume
anche una forte importanza religiosa. Essa presenta
la concatenazione di elementi costruttivi, quali
il pilastro, i costoloni, la volta, vi è equilibrio
tra pieni e vuoti e contrapposizione fra materiali
preziosi e poveri. Spesso, a parte casi specifici,
venivano usati materiali reperibili in loco, come
il cotto, usati a vista; altre volte potevano essere
utilizzati materiali di recupero, desumendoli da
monumenti romani antichi, ed accorpandoli con estro
e fantasia. Uno stile dunque, estremamente composito
e “multiplex”, adattabile alla rappresentazione
della spiritualità e del rigore, duttile
ma sempre elegante e mai ridondante, essenziale.
Quasi tutte le manifestazioni artistiche dell’epoca
si correlano all’architettura e sfociano
nella scultura monumentale, testimonianza organica
dell’edificio ecclesiastico. Nella scultura
l’artista cerca di esprimere una visione
realistica della figura, un lieve senso del movimento,
estrapolato sempre da forme ancora solide e robuste,
ma già più mosse degli stili precedenti.
Lo sculture non traeva più spunto da Bisanzio
ma da raffigurazioni barbariche. In ambito pittorico
i linguaggi non variano molto, risolvendosi per
lo più in raffigurazioni religiose che divennero
una “Bibbia per i poveri”: le forme
erano naturalistiche e il più possibile
aderenti alla realtà, non più ispirate
al simbolismo bizantino. La disposizione stessa
dell’iconografia non aveva un senso criptico,
come avveniva in ambito bizantino: spesso l’immagine
del Cristo era posizionata nell’abside centrale
e nelle laterali comparivano quelle della Madonna
e dei santi patroni. Le pareti laterali erano divise
in riquadri dedicati ad episodi biblici. Le esigue
finestre presentavano vetri colorati ampiamente
utilizzati poi nell’architettura gotica.
Sulla parete occidentale solitamente si poneva
la scena del “Giudizio Universale”.
Con il romanico nasce l’artista moderno,
ossia un “uomo” che personalizza l’arte,
riversandovi le proprie inflessioni culturali.
Si iniziano a trasmettere emozioni e pensieri;
lo stesso uso dei colori ce lo conferma : li si
abbinano in modo del tutto arbitrario, senza alcun
preconcetto, il dinamismo investe la figura umana,
giungendo ad un primo, seppur elementare, abbozzo
di tridimensionalità chiaroscurale. Questo
stile è solenne, semplice, presenta volumi
calmi ed opprimenti, simbologie arcaiche, stilizzate
e geometriche; l’iconografia è meno
ricca e raffinata di quella bizantina ma più immediata,
esprime il rinnovamento religioso in atto.
IL ROMANICO ASCOLANO:
CARATTERISTICHE E LUOGHI “FARO”
Ancora vari e diffusi furono gli
influssi romanici in Italia ed è importante delinearne un
quadro generale proprio per capire la forte e significativa
presenza del romanico ad Ascoli , le ragioni che
lo determinarono, le forme iconografiche assunte.
Questo stile si qualifica come uno dei maggiori
europei e, pur ponendo sfumature locali, mostra
linee di fondo sostanzialmente omogenee. Nello
specifico della nostra regione il patrimonio artistico-architettonico
riconducibile a tali stilemi risulta copioso: i
loca sacra evidenti sono inferiori solo a quelli
della regione Lazio , Lombardia e Toscana; abbiamo
infatti oltre cento abbazie e duecento manufatti
romanici tanto che, il romanico è a buon
diritto riconosciuto come stile regionale (insieme
al neoclassico). La differenziazione degli ordini
religiosi e il fatto che la nostra terra sia da
sempre stata luogo di confine e passaggio hanno
determinato forme artistiche composite
In seguito alla caduta dell’impero romano
la serenità economica e culturale venne
garantita dalla significativa presenza religiosa,
scissa tra autorità vescovile e le abbazie
che con i monasteri formavano entità totalmente
indipendenti. I benedettini divengono i protettori
del territorio e favoriscono la nascita capillare
di chiese fortificate. Egregi esempi risultano
l’abbazia dei SS: Rufino e Vitale ad Amandola
o quella di S. Angelo a Montespino di Montefortino.
Ma maggior rilevanza ebbero in tal senso i Farfensi,
ubicati a S. Vittoria in Matenano, creatori di
chiese e castelli cioè di quei nuclei dai
quali poi si originarono i nostri attuali borghi
e città.
Come già evidenziato per il panorama europeo,
tra l’XI e il XIII sec., nacquero le compatte
chiese romaniche che caratterizzano tutt’oggi
il nostro territorio: le loro scarne facciate intervallate
dall’artisticità dei rosoni, le cripte
per la custodia delle reliquie sacre, base di presbiteri
rialzati, la pianta latina a due navate (S. Giorgio
all’ Isola, S. Lorenzo in Vallegrascia e
S. Maria in Casalicchio a Montemonaco) o a tre
(S. Croce all’Ete a Casette d’Ete e
S. Marco di Ponzano) o addirittura ad una (S. Maria
delle Donne ad Ascoli e S. Mari d e Teramo a Comunanza)
sono tutti elementi cardine di questo stile multiplex.
Ascoli divenne centro privilegiato annoverando
ben 16 chiese romaniche, tutte in travertino (S.
Vittore, S. Angelo Magno, S. Gregorio, S. Venanzio,
S. Maria Intervineas, S. Salvatore, ecc.); testimonianze
le rintracciamo anche nella cripta della cattedrale
e nelle lastre con animali visibili sull’altare
maggiore ma, anche, nello splendido ed originale
battistero. Le pareti delle chiese si qualificano
come “Bibbie dei poveri”, offendo,
cioè letture religiose per coloro che non
avevano la facoltà di leggere, riuscendo
in tal modo a colmare l’analfabetismo allora
imperante. La stessa funzione la assunsero le affascinanti
sculture dell’architrave di S. Zenone e della
lunetta di S. Pietro a Fermo. Con il Duecento e
la comparsa degli ordini Francescani, Domenicani
ed Agostiniani sorsero molti conventi soprattutto
nelle zone di Acquaviva, Montefiore, Montegiorgio,
Cossignano e Massa Fermana.
In definitiva possiamo affermano che il romanico
fu esemplificazione profonda di una cultura, di
un’età storico-politica di passaggio,
densa di significanze religiose e spirituali; offrì un
diversa visione del mondo aprendo le porte ad un
rinnovato senso del divino e rendendo l’uomo
in qualche modo più partecipe dell’evento
sacro. Per tutta questa serie di ragioni il progetto
noto come “il Romanico nelle Marche” diviene
fondamentale strumento di conoscenza, permettendo
di sviscerare e conoscere appieno un backround
culturale estremamente ricco, finora poco valorizzato.
NOTIZIE SULLE CHIESE DEL CIRCUITO CATTEDRALE
Splendido esemplare di architettura composita,
risultato di contributi artistici Cattedrale è un
edificio composito, risultato di innume-revoli
adattamenti, susseguitisi nell’arco di 1800
anni.
Elegantissimo il rivestimento esterno di bianco
travertino ascolano, di cui si possono ammirare
la facciata cinquecentesca, realizzata dal pittore
ed architetto Cola dell’Amatrice ed il fianco
sinistro, riccamente decorato alla maniera gotica.
L’interno appare molto suggestivo nella sua
luminosità soffusa, per l’eleganza
degli elementi architettonici, la brillante policromia,
l’articolazione degli ambienti e costituisce
un vero e proprio scrigno per numerosi tesori di
arte e storia. Tra questi, capolavori assoluti
sono il polittico di Ascoli Piceno, di Carlo Crivelli
e lo splendido paliotto d’argento (sec. XIV-XV).
La zona presbiteriale è dominata dal monumentale
ciborio di Giuseppe Sacconi (1895), di stile gotico,
che sormonta il prezioso altare maggiore, costituito
da plutei in marmo dei sec. XII–XIII. Di
notevole importanza la piccola tavola della Madonna
delle Grazie, di Pietro Alemanno (sec. XV), incastonata
entro una cornice barocca. Da ammirare, nell’abside,
il coro ligneo, autentico capolavoro dell’arte
dell’intaglio(sec. XV).
I soffitti sono interamente decorati da affreschi
di Cesare Mariani, realizzati tra il 1884 ed il
1894, dei quali notevoli sono l’Assunzione
della Vergine, sull’arco trionfale, e le
Storie di Sant’Emidio, sul tamburo della
cupola. La cripta custodisce il sarcofago romano
contenente i resti di sant’Emidio, alle cui
spalle si trova l’elegante gruppo marmoreo
di Giuseppe Giosafatti (sec. XVIII), raffigurante
Sant’Emidio
che battezza Polisia, raffinato richiamo alla grande
scultura romana del Bernini.
LA CHIESA DI S. ANGELO MAGNO
Il monastero di Sant’Angelo Magno, fin dall’origine
dedicato a San Michele Arcangelo, patrono dei Longobardi,
risale al secolo VIII. La chiesa, unita fin dalle
sue origini al monastero, per la mirabile armonia
delle linee architettoniche e per le pregevoli
opere che custodisce, risulta uno dei più belli
ed interessanti monumenti sorti in Ascoli. La struttura
oggi visibile è il risultato di una trasformazione
che, a partire da un antico tempio pagano, si snoda
attraverso i secoli, fino all’Ottocento.
L’interno si presenta suddiviso in tre navate
e mostra elementi architettonici dell’antico
tempio romano. I dipinti parietali e delle volte
della navata centrale furono realizzati da Tommaso
Nardini, pittore che domina la scena artistica
ascolana del XVIII secolo.
La decorazione delle navate laterali, del 1831
si deve all’ascolano Pietro Michelessi. La
chiesa, nel sec. XVII, fu arricchita di nuovi altari
che ebbero il decoro di alcune pregevoli opere
di pittori tra i più importanti della scuola
romana allora in auge, come Giacinto Brandi, Carlo
Maratti, Giuseppe Ghezzi e Giambattista Cerrini.
Nel presbitero si può ammirare il baldacchino
con decorazioni in terracotta di Emidio Paci, eseguito
nel 1831. La sagrestia, ampia e maestosa, con copertura
a volte, è costruzione della seconda metà del
XV secolo e fu edificata dove sorgeva il chiostro,
di cui ancora oggi si possono ammirare il bel pozzo
in travertino e due archi inseriti nella struttura
muraria.
LA CHIESA DI SAN GREGORIO
E’uno dei monumenti più interessanti
della città dal punto di vista storico ed
archeologico, in quanto edificato, nel XIII secolo,
sui resti di un tempio pagano del I secolo a.C.
L’aspetto esterno risulta originalissimo
e di grande fascino, mostrando l’integrazione
della costruzione romana nella chiesa cristiana.
La facciata, infatti, conserva due delle quattro
colonne corinzie che formavano il pronao del tempio
e la parete sinistra mostra l’antica muratura
in opus reticulatum. Sul lato sinistro della facciata
si erge il campanile del XIV secolo, costruito
in sostituzione di uno più antico. L’interno,
ad aula unica conserva interessanti affreschi realizzati
tra la fine del XIII ed il XIV secolo. Tra di essi,
di notevole rilievo il San Francesco che predica
agli uccelli, ritenuto una delle raffigurazioni
più antiche di questo soggetto.
SANTA MARIA INTERVIANEAS
La chiesa si annovera tra le più antiche
e interessanti della città. La struttura
che oggi ammiriamo, riconducibile ai secoli IX-X,
fu rimaneggiata nel Duecento e restituita all’aspetto
originario durante il secolo scorso. L’edificio è un
raro esempio di chiesa-fortezza, capace cioè di
offrire difesa e ausilio in caso di necessità ed
in tal senso si spiega l’austera bellezza
della struttura esterna, quasi del tutto priva
di elementi decorativi. Interessante la mole della
duecentesca torre campanaria, unita alla chiesa
da uno stretto passaggio sopraelevato.
L’ambiente interno a tre navate, molto elegante
nella sua antica semplicità, è caratterizzato
dalla presenza, sul fondo della navata centrale,
di un grande baldacchino in travertino (seconda
metà del XV secolo), monumento funebre eretto
per l’umanista ascolano Nicola Pizzuti, con
affreschi di scuola crivellesca, raffiguranti i
quattro Evangelisti e le virtù cardinali.
Diversi frammenti pittorici, in stile bizantineggiante,
decorano le navate, insieme ad altre pregevoli
ed importanti immagini, quali l’Annunciazione
(sec. XV) e la Vergine con Bambino, sul braccio
destro del presbiterio, particolarmente venerata
come immagine miracolosa.
CHIESA DI SANTA MARIA DEL CARMINE
La chiesa, dedicata alla Madonna del Carmine, fu
voluta dall’Ordine dei Carmelitani, comparso
ad Ascoli nel 1599. La chiesa fu realizzata nel
1600, all’ingresso del centro abitato, sul
Ponte Maggiore. Per ottenere la stessa imponenza
degli edifici religiosi della Roma barocca, i frati
commissionarono la facciata al celebre Carlo Rainaldi
(1611 – 1691), uno dei maggiori architetti
della Capitale insieme a Bernini, Borromini e Pietro
da Cortona. La facciata in travertino presenta
due ordini sovrapposti e congiunti da pilastri
corinzi, ottenendo un particolare effetto di dissonanza.
Nel 1687 i lavori vennero portati a termine dall’architetto
ascolano Giosaffatti, con la felice aggiunta della
scalinata d’accesso e della balaustra. L’interno è costituito
da un’unica navata con volte a botte e colonne
decorate a stucco. I dipinti della calotta absidale,
raffigurano il Paradiso, il Purgatorio e l’Inferno,
mentre quelli dell’arco trionfale offrono
l’immagine della Vergine che consegna lo
scapolare a Simone Stoch, Elia che ascende al cielo
su un carro di fuoco. Gli ovali sopra la trabeazione
della navata racchiudono i Santi Pontefici del
fiammingo De Lignis (XVII sec.).
SAN VITTORE
La chiesa di San Vittore, che sorge nei pressi
dell’antico accesso della città lungo
la Via Salaria, si data ai secoli XI - XIV, e risponde
pienamente al severo stile romanico ascolano. Da
ammirare, la sobria facciata, ornata dal raffinato
rosone, realizzato nel secolo scorso su modello
dell’originario.
Sul lato sud, dove si possono ammirare i resti
di una decorazione pittorica bizantineggiante,
si aprono la “porta del Paradiso” e,
più avanti, l’ingresso ad una cripta,
decorata con pregevoli affreschi dedicati alla
vita di Sant’Eustachio.
L’ampia aula interna, maestosa nella sua
sobria eleganza, è suddivisa in tre navate.
Ciò che immediatamente colpisce ed attrae è la
ricca e preziosa decorazione parietale (secc. XIII-XIV)
costituita da pitture devozionali e votive, che
si susseguono l’una accanto all’altra
e su più starti, costituendo un ciclo pittorico
davvero unico per la notevole estensione della
superficie dipinta e per l’importanza storica,
caratterizzato, tra l’altro, da immagini
di grande originalità iconografica.
SAN FRANCESCO
Considerata uno dei capolavori dell’architettura
romanico-gotica italiana, la chiesa fu edificata
sostanzialmente tra il XIII ed il XVI secolo.
L’esterno è caratterizzato dall’elegante
facciata, aperta da tre sontuosi portali gotici
di stile veneto-adriatico, ricchi di decorazioni
e figure simboliche e da un fianco destro che costituisce
lo scenografico sfondo per Piazza del Popolo, con
le sette absidi, dalle quali svettano le agili
torri campanarie, i finestroni istoriati di stile
gotico e la pregevole edicola di Lazzaro Morelli,
allievo del Bernini. Ancora sul lato destro, da
sottolineare il portale trecentesco, sormontato
dal Monumento a papa Giulio II e la Loggia dei
Mercanti (sec. XVI), dalle linee snelle ed eleganti.
L’interno della chiesa, ripartito in tre
imponenti navate, appare slanciato ed austero nelle
sue linee gotiche e propone, secondo lo stile architettonico
degli ordini mendicanti, un’aula spaziosa,
vera “piazza coperta”, ed una zona
presbiteriale luminosa, capace di canalizzare lo
sguardo dei fedeli verso il luogo della predicazione
e della celebrazione liturgica. Il tempio custodisce
notevoli opere d’arte, i cui maggiori esempi
sono costituiti dal pulpito in travertino, di Antonio
Giosafatti (inizio sec. XVII) ed il crocifisso
ligneo (sec. XV), a proposito del quale si narra
una miracolosa effusione di sangue, avvenuta nel
Natale 1535. Molti e di rilevante rilievo artistico
sono, inoltre, i sepolcri di notabili ascolani,
appartenenti a svariate epoche, tra i quali, nell’altare
della prima cappella di sinistra, la tomba del
Beato Corrado Miliani (1234-1289).
Nella sagrestia si conservano numerosi dipinti,
tra i quali si segnala un corpus di tele di Nicola
Monti (sec. XVIII), allievo di Pompeo Batoni.
La parte visitabile del complesso conventuale è completata,
infine, da due chiostri. Il chiostro maggiore sorge
presso il lato sinistro della chiesa, aperto su
via del Trivio mediante un portico trecentesco
ed il minore si può visitare varcando l’ingresso
del moderno edificio adiacente che l’ha inglobato.
Ss VINCENZO E ANASTASIO
La chiesa, splendido esempio d’arte romanica,
ha origini molto antiche che risalgono al periodo
paleocristiano ed ha subito, nei secoli, una serie
di rifacimenti che ne hanno modificato l’aspetto.
Estremamente originale è la facciata in
travertino, suddivisa in 64 formelle quadrate,
con cornici a rilievo. Ogni riquadro conteneva
affreschi del XV secolo, oggi completamente perduti.
Al centro della facciata si apre il magnifico portale,
elegantemente decorato da colonnine tortili con
delicati capitelli romano-corinzi ed altri ornamenti
di stile bizantino. La lunetta ospita tre antiche
statuine rappresentanti la Madonna col Bambino
e i due santi titolari (sec. XI). La sobria torre
campanaria, ricavata da un’antica torre gentilizia, è aperta,
sui quattro lati, da raffinate biforette.
L’austero ambiente interno è suddiviso
in tre navate ed è illuminato in maniera
soffusa da corte feritoie e piccole monofore.
Al di sotto del presbiterio si trova la cripta,
antico oratorio del IV-VI secolo, che ospita la
vasca, denominata pozzo di S.Silvestro, da cui
pare che anticamente sgorgasse una fonte d’acqua
miracolosa, presso la quale trovavano guarigione
i malati di lebbra. La copertura a capanna mostra
ancora resti di affreschi raffiguranti momenti
della vita di S.Silvestro Papa (sec. XIV).
|
Segreteria
organizzativa Saggipaesaggi Festival Piceno
Assessorato alla Cultura Provincia Ascoli Piceno Tel 0736277539
|