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> 29 aprile - Sant’Elpidio a Mare

"Il ROMANICO NEL PICENO CHIESE APERTE"

 

 

L’orario di apertura delle chiese è il seguente:
-Tutti i week end dalle ore 10:30 alle ore 12:30
22-23-24-25 aprile dalle 10.30 alle 12.30
Le chiese inserite nel circuito di visita sono:
Cattedrale Maria SS. Madre di Dio - Chiesa di S. Vittore - Chiesa di S. Gregorio Magno - Chiesa di S. Angelo Magno - Chiesa dei Ss. Vincenzo e Anastasio - Chiesa di S. Maria Intervineas - Chiesa del Carmine - Chiesa di S. Francesco
Coordinamento, prenotazione
visite guidate e informazioni:

Pulchra Società Cooperativa Culturale - Tel. 0736.252883
FAX 0736.247708

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Diocesi di Ascoli Piceno e l’Assessorato alla Cultura della Provincia, per valorizzare e promuovere l’immenso e prezioso patrimonio artistico - culturale del territorio piceno, in particolare della città di Ascoli, hanno elaborato il Progetto “IL ROMANICO NEL PICENO-Chiese Aperte”. Esso offre a tutti la possibilità di passeggiare tra palazzi, torri e campanili, attraversando piazze rinascimentali, rue e borghi medievali, di rimanere affascinati dalla bellezza, dall’armonia, dalla grazia delle bellissime chiese romaniche della città di Ascoli Piceno e poter ammirare tutto il patrimonio artistico in esse contenuto. Grazie all’impegno di qualificati operatori culturali, alla loro cordialità unita a una ottima conoscenza della storia e della cultura ascolana, i visitatori potranno immergersi nella atmosfera rarefatta e misteriosa della storia, una storia testimoniata da preziosi edifici sacri e da magnifiche pitture che percorrono un arco di tempo che va dal XII al XIX secolo, testimonianze quindi non solo del Romanico, ma molto più vaste.

IL ROMANICO
L’arte romanica si manifestò tra il VII e l’XI sec. soprattutto in Germania, Francia e Italia settentrionale; nasce in stretta connessione con l’ambiente naturale divenendo espressione di specifiche e profonde valenze spirituali e religiose. Copre un periodo di transizione che va dall’alto al basso medioevo, percorso dal fenomeno comunale, dalla nascita di una primitiva forma imprenditoriale e, in definitiva, dall’instaurarsi di una diversa e rinnovata “forma mentis”, da un’apertura culturale. L’aspetto assunto dalle città italiane in questi due secoli si è per la maggior parte perso a causa dei vari rimaneggiamenti avvenuti nelle età posteriori: oggi restano scarne testimonianze quali resti di mura coronate di merlature, con torri quadrate o rotonde, porte cittadine, fiancheggiate da robuste torri a volte, ornate da sculture. Le superstiti torri gentilizie erano per lo più dimora di potenti famiglie patrizie, a struttura spartana e semplice, quadrangolare ed uniforme, pareti lisce o a bugnato grezzo interrotte da piccole e rare finestre. Un esempio è San Gimignano e Corneto di Tarquinia. I materiali da costruzione tipici del romanico furono per lo più il mattone e la pietra in Lombardia e nei rivestimenti toscani. La facciata delle chiese poteva assumere due forme: a capanna o con due spioventi laterali, sovente affiancata da due potenti torri; i portali a vani rettangolari, potevano essere tre o uno solo, spesso sovrastati da un rosone. La pianta tipica era a croce latina, a tre navate terminanti con una o tre absidi semicircolari delle quali, quella centrale, era il doppio delle laterali. La volta romanica tipica era, ed è tutt’ora, quella a crociera, determinata dall’incrocio di due volte a botte. Il monumento tipico romanico è la chiesa cattedrale, al centro della città con l’intento di sovrastare, anche spiritualmente, le abitazioni circostanti: è il fulcro cittadino ma è assume anche una forte importanza religiosa. Essa presenta la concatenazione di elementi costruttivi, quali il pilastro, i costoloni, la volta, vi è equilibrio tra pieni e vuoti e contrapposizione fra materiali preziosi e poveri. Spesso, a parte casi specifici, venivano usati materiali reperibili in loco, come il cotto, usati a vista; altre volte potevano essere utilizzati materiali di recupero, desumendoli da monumenti romani antichi, ed accorpandoli con estro e fantasia. Uno stile dunque, estremamente composito e “multiplex”, adattabile alla rappresentazione della spiritualità e del rigore, duttile ma sempre elegante e mai ridondante, essenziale. Quasi tutte le manifestazioni artistiche dell’epoca si correlano all’architettura e sfociano nella scultura monumentale, testimonianza organica dell’edificio ecclesiastico. Nella scultura l’artista cerca di esprimere una visione realistica della figura, un lieve senso del movimento, estrapolato sempre da forme ancora solide e robuste, ma già più mosse degli stili precedenti. Lo sculture non traeva più spunto da Bisanzio ma da raffigurazioni barbariche. In ambito pittorico i linguaggi non variano molto, risolvendosi per lo più in raffigurazioni religiose che divennero una “Bibbia per i poveri”: le forme erano naturalistiche e il più possibile aderenti alla realtà, non più ispirate al simbolismo bizantino. La disposizione stessa dell’iconografia non aveva un senso criptico, come avveniva in ambito bizantino: spesso l’immagine del Cristo era posizionata nell’abside centrale e nelle laterali comparivano quelle della Madonna e dei santi patroni. Le pareti laterali erano divise in riquadri dedicati ad episodi biblici. Le esigue finestre presentavano vetri colorati ampiamente utilizzati poi nell’architettura gotica. Sulla parete occidentale solitamente si poneva la scena del “Giudizio Universale”.
Con il romanico nasce l’artista moderno, ossia un “uomo” che personalizza l’arte, riversandovi le proprie inflessioni culturali. Si iniziano a trasmettere emozioni e pensieri; lo stesso uso dei colori ce lo conferma : li si abbinano in modo del tutto arbitrario, senza alcun preconcetto, il dinamismo investe la figura umana, giungendo ad un primo, seppur elementare, abbozzo di tridimensionalità chiaroscurale. Questo stile è solenne, semplice, presenta volumi calmi ed opprimenti, simbologie arcaiche, stilizzate e geometriche; l’iconografia è meno ricca e raffinata di quella bizantina ma più immediata, esprime il rinnovamento religioso in atto.


IL ROMANICO ASCOLANO:
CARATTERISTICHE E LUOGHI “FARO”

Ancora vari e diffusi furono gli influssi romanici in Italia ed è importante delinearne un quadro generale proprio per capire la forte e significativa presenza del romanico ad Ascoli , le ragioni che lo determinarono, le forme iconografiche assunte. Questo stile si qualifica come uno dei maggiori europei e, pur ponendo sfumature locali, mostra linee di fondo sostanzialmente omogenee. Nello specifico della nostra regione il patrimonio artistico-architettonico riconducibile a tali stilemi risulta copioso: i loca sacra evidenti sono inferiori solo a quelli della regione Lazio , Lombardia e Toscana; abbiamo infatti oltre cento abbazie e duecento manufatti romanici tanto che, il romanico è a buon diritto riconosciuto come stile regionale (insieme al neoclassico). La differenziazione degli ordini religiosi e il fatto che la nostra terra sia da sempre stata luogo di confine e passaggio hanno determinato forme artistiche composite
In seguito alla caduta dell’impero romano la serenità economica e culturale venne garantita dalla significativa presenza religiosa, scissa tra autorità vescovile e le abbazie che con i monasteri formavano entità totalmente indipendenti. I benedettini divengono i protettori del territorio e favoriscono la nascita capillare di chiese fortificate. Egregi esempi risultano l’abbazia dei SS: Rufino e Vitale ad Amandola o quella di S. Angelo a Montespino di Montefortino. Ma maggior rilevanza ebbero in tal senso i Farfensi, ubicati a S. Vittoria in Matenano, creatori di chiese e castelli cioè di quei nuclei dai quali poi si originarono i nostri attuali borghi e città.
Come già evidenziato per il panorama europeo, tra l’XI e il XIII sec., nacquero le compatte chiese romaniche che caratterizzano tutt’oggi il nostro territorio: le loro scarne facciate intervallate dall’artisticità dei rosoni, le cripte per la custodia delle reliquie sacre, base di presbiteri rialzati, la pianta latina a due navate (S. Giorgio all’ Isola, S. Lorenzo in Vallegrascia e S. Maria in Casalicchio a Montemonaco) o a tre (S. Croce all’Ete a Casette d’Ete e S. Marco di Ponzano) o addirittura ad una (S. Maria delle Donne ad Ascoli e S. Mari d e Teramo a Comunanza) sono tutti elementi cardine di questo stile multiplex. Ascoli divenne centro privilegiato annoverando ben 16 chiese romaniche, tutte in travertino (S. Vittore, S. Angelo Magno, S. Gregorio, S. Venanzio, S. Maria Intervineas, S. Salvatore, ecc.); testimonianze le rintracciamo anche nella cripta della cattedrale e nelle lastre con animali visibili sull’altare maggiore ma, anche, nello splendido ed originale battistero. Le pareti delle chiese si qualificano come “Bibbie dei poveri”, offendo, cioè letture religiose per coloro che non avevano la facoltà di leggere, riuscendo in tal modo a colmare l’analfabetismo allora imperante. La stessa funzione la assunsero le affascinanti sculture dell’architrave di S. Zenone e della lunetta di S. Pietro a Fermo. Con il Duecento e la comparsa degli ordini Francescani, Domenicani ed Agostiniani sorsero molti conventi soprattutto nelle zone di Acquaviva, Montefiore, Montegiorgio, Cossignano e Massa Fermana.
In definitiva possiamo affermano che il romanico fu esemplificazione profonda di una cultura, di un’età storico-politica di passaggio, densa di significanze religiose e spirituali; offrì un diversa visione del mondo aprendo le porte ad un rinnovato senso del divino e rendendo l’uomo in qualche modo più partecipe dell’evento sacro. Per tutta questa serie di ragioni il progetto noto come “il Romanico nelle Marche” diviene fondamentale strumento di conoscenza, permettendo di sviscerare e conoscere appieno un backround culturale estremamente ricco, finora poco valorizzato.


NOTIZIE SULLE CHIESE DEL CIRCUITO CATTEDRALE
Splendido esemplare di architettura composita, risultato di contributi artistici Cattedrale è un edificio composito, risultato di innume-revoli adattamenti, susseguitisi nell’arco di 1800 anni.
Elegantissimo il rivestimento esterno di bianco travertino ascolano, di cui si possono ammirare la facciata cinquecentesca, realizzata dal pittore ed architetto Cola dell’Amatrice ed il fianco sinistro, riccamente decorato alla maniera gotica.
L’interno appare molto suggestivo nella sua luminosità soffusa, per l’eleganza degli elementi architettonici, la brillante policromia, l’articolazione degli ambienti e costituisce un vero e proprio scrigno per numerosi tesori di arte e storia. Tra questi, capolavori assoluti sono il polittico di Ascoli Piceno, di Carlo Crivelli e lo splendido paliotto d’argento (sec. XIV-XV). La zona presbiteriale è dominata dal monumentale ciborio di Giuseppe Sacconi (1895), di stile gotico, che sormonta il prezioso altare maggiore, costituito da plutei in marmo dei sec. XII–XIII. Di notevole importanza la piccola tavola della Madonna delle Grazie, di Pietro Alemanno (sec. XV), incastonata entro una cornice barocca. Da ammirare, nell’abside, il coro ligneo, autentico capolavoro dell’arte dell’intaglio(sec. XV).
I soffitti sono interamente decorati da affreschi di Cesare Mariani, realizzati tra il 1884 ed il 1894, dei quali notevoli sono l’Assunzione della Vergine, sull’arco trionfale, e le Storie di Sant’Emidio, sul tamburo della cupola. La cripta custodisce il sarcofago romano contenente i resti di sant’Emidio, alle cui spalle si trova l’elegante gruppo marmoreo di Giuseppe Giosafatti (sec. XVIII), raffigurante Sant’Emidio che battezza Polisia, raffinato richiamo alla grande scultura romana del Bernini.


LA CHIESA DI S. ANGELO MAGNO
Il monastero di Sant’Angelo Magno, fin dall’origine dedicato a San Michele Arcangelo, patrono dei Longobardi, risale al secolo VIII. La chiesa, unita fin dalle sue origini al monastero, per la mirabile armonia delle linee architettoniche e per le pregevoli opere che custodisce, risulta uno dei più belli ed interessanti monumenti sorti in Ascoli. La struttura oggi visibile è il risultato di una trasformazione che, a partire da un antico tempio pagano, si snoda attraverso i secoli, fino all’Ottocento.
L’interno si presenta suddiviso in tre navate e mostra elementi architettonici dell’antico tempio romano. I dipinti parietali e delle volte della navata centrale furono realizzati da Tommaso Nardini, pittore che domina la scena artistica ascolana del XVIII secolo.
La decorazione delle navate laterali, del 1831 si deve all’ascolano Pietro Michelessi. La chiesa, nel sec. XVII, fu arricchita di nuovi altari che ebbero il decoro di alcune pregevoli opere di pittori tra i più importanti della scuola romana allora in auge, come Giacinto Brandi, Carlo Maratti, Giuseppe Ghezzi e Giambattista Cerrini.
Nel presbitero si può ammirare il baldacchino con decorazioni in terracotta di Emidio Paci, eseguito nel 1831. La sagrestia, ampia e maestosa, con copertura a volte, è costruzione della seconda metà del XV secolo e fu edificata dove sorgeva il chiostro, di cui ancora oggi si possono ammirare il bel pozzo in travertino e due archi inseriti nella struttura muraria.

LA CHIESA DI SAN GREGORIO
E’uno dei monumenti più interessanti della città dal punto di vista storico ed archeologico, in quanto edificato, nel XIII secolo, sui resti di un tempio pagano del I secolo a.C.
L’aspetto esterno risulta originalissimo e di grande fascino, mostrando l’integrazione della costruzione romana nella chiesa cristiana. La facciata, infatti, conserva due delle quattro colonne corinzie che formavano il pronao del tempio e la parete sinistra mostra l’antica muratura in opus reticulatum. Sul lato sinistro della facciata si erge il campanile del XIV secolo, costruito in sostituzione di uno più antico. L’interno, ad aula unica conserva interessanti affreschi realizzati tra la fine del XIII ed il XIV secolo. Tra di essi, di notevole rilievo il San Francesco che predica agli uccelli, ritenuto una delle raffigurazioni più antiche di questo soggetto.

SANTA MARIA INTERVIANEAS
La chiesa si annovera tra le più antiche e interessanti della città. La struttura che oggi ammiriamo, riconducibile ai secoli IX-X, fu rimaneggiata nel Duecento e restituita all’aspetto originario durante il secolo scorso. L’edificio è un raro esempio di chiesa-fortezza, capace cioè di offrire difesa e ausilio in caso di necessità ed in tal senso si spiega l’austera bellezza della struttura esterna, quasi del tutto priva di elementi decorativi. Interessante la mole della duecentesca torre campanaria, unita alla chiesa da uno stretto passaggio sopraelevato.
L’ambiente interno a tre navate, molto elegante nella sua antica semplicità, è caratterizzato dalla presenza, sul fondo della navata centrale, di un grande baldacchino in travertino (seconda metà del XV secolo), monumento funebre eretto per l’umanista ascolano Nicola Pizzuti, con affreschi di scuola crivellesca, raffiguranti i quattro Evangelisti e le virtù cardinali. Diversi frammenti pittorici, in stile bizantineggiante, decorano le navate, insieme ad altre pregevoli ed importanti immagini, quali l’Annunciazione (sec. XV) e la Vergine con Bambino, sul braccio destro del presbiterio, particolarmente venerata come immagine miracolosa.

CHIESA DI SANTA MARIA DEL CARMINE
La chiesa, dedicata alla Madonna del Carmine, fu voluta dall’Ordine dei Carmelitani, comparso ad Ascoli nel 1599. La chiesa fu realizzata nel 1600, all’ingresso del centro abitato, sul Ponte Maggiore. Per ottenere la stessa imponenza degli edifici religiosi della Roma barocca, i frati commissionarono la facciata al celebre Carlo Rainaldi (1611 – 1691), uno dei maggiori architetti della Capitale insieme a Bernini, Borromini e Pietro da Cortona. La facciata in travertino presenta due ordini sovrapposti e congiunti da pilastri corinzi, ottenendo un particolare effetto di dissonanza. Nel 1687 i lavori vennero portati a termine dall’architetto ascolano Giosaffatti, con la felice aggiunta della scalinata d’accesso e della balaustra. L’interno è costituito da un’unica navata con volte a botte e colonne decorate a stucco. I dipinti della calotta absidale, raffigurano il Paradiso, il Purgatorio e l’Inferno, mentre quelli dell’arco trionfale offrono l’immagine della Vergine che consegna lo scapolare a Simone Stoch, Elia che ascende al cielo su un carro di fuoco. Gli ovali sopra la trabeazione della navata racchiudono i Santi Pontefici del fiammingo De Lignis (XVII sec.).

SAN VITTORE
La chiesa di San Vittore, che sorge nei pressi dell’antico accesso della città lungo la Via Salaria, si data ai secoli XI - XIV, e risponde pienamente al severo stile romanico ascolano. Da ammirare, la sobria facciata, ornata dal raffinato rosone, realizzato nel secolo scorso su modello dell’originario.
Sul lato sud, dove si possono ammirare i resti di una decorazione pittorica bizantineggiante, si aprono la “porta del Paradiso” e, più avanti, l’ingresso ad una cripta, decorata con pregevoli affreschi dedicati alla vita di Sant’Eustachio.
L’ampia aula interna, maestosa nella sua sobria eleganza, è suddivisa in tre navate. Ciò che immediatamente colpisce ed attrae è la ricca e preziosa decorazione parietale (secc. XIII-XIV) costituita da pitture devozionali e votive, che si susseguono l’una accanto all’altra e su più starti, costituendo un ciclo pittorico davvero unico per la notevole estensione della superficie dipinta e per l’importanza storica, caratterizzato, tra l’altro, da immagini di grande originalità iconografica.

SAN FRANCESCO
Considerata uno dei capolavori dell’architettura romanico-gotica italiana, la chiesa fu edificata sostanzialmente tra il XIII ed il XVI secolo.
L’esterno è caratterizzato dall’elegante facciata, aperta da tre sontuosi portali gotici di stile veneto-adriatico, ricchi di decorazioni e figure simboliche e da un fianco destro che costituisce lo scenografico sfondo per Piazza del Popolo, con le sette absidi, dalle quali svettano le agili torri campanarie, i finestroni istoriati di stile gotico e la pregevole edicola di Lazzaro Morelli, allievo del Bernini. Ancora sul lato destro, da sottolineare il portale trecentesco, sormontato dal Monumento a papa Giulio II e la Loggia dei Mercanti (sec. XVI), dalle linee snelle ed eleganti.
L’interno della chiesa, ripartito in tre imponenti navate, appare slanciato ed austero nelle sue linee gotiche e propone, secondo lo stile architettonico degli ordini mendicanti, un’aula spaziosa, vera “piazza coperta”, ed una zona presbiteriale luminosa, capace di canalizzare lo sguardo dei fedeli verso il luogo della predicazione e della celebrazione liturgica. Il tempio custodisce notevoli opere d’arte, i cui maggiori esempi sono costituiti dal pulpito in travertino, di Antonio Giosafatti (inizio sec. XVII) ed il crocifisso ligneo (sec. XV), a proposito del quale si narra una miracolosa effusione di sangue, avvenuta nel Natale 1535. Molti e di rilevante rilievo artistico sono, inoltre, i sepolcri di notabili ascolani, appartenenti a svariate epoche, tra i quali, nell’altare della prima cappella di sinistra, la tomba del Beato Corrado Miliani (1234-1289).
Nella sagrestia si conservano numerosi dipinti, tra i quali si segnala un corpus di tele di Nicola Monti (sec. XVIII), allievo di Pompeo Batoni.
La parte visitabile del complesso conventuale è completata, infine, da due chiostri. Il chiostro maggiore sorge presso il lato sinistro della chiesa, aperto su via del Trivio mediante un portico trecentesco ed il minore si può visitare varcando l’ingresso del moderno edificio adiacente che l’ha inglobato.

Ss VINCENZO E ANASTASIO
La chiesa, splendido esempio d’arte romanica, ha origini molto antiche che risalgono al periodo paleocristiano ed ha subito, nei secoli, una serie di rifacimenti che ne hanno modificato l’aspetto.
Estremamente originale è la facciata in travertino, suddivisa in 64 formelle quadrate, con cornici a rilievo. Ogni riquadro conteneva affreschi del XV secolo, oggi completamente perduti. Al centro della facciata si apre il magnifico portale, elegantemente decorato da colonnine tortili con delicati capitelli romano-corinzi ed altri ornamenti di stile bizantino. La lunetta ospita tre antiche statuine rappresentanti la Madonna col Bambino e i due santi titolari (sec. XI). La sobria torre campanaria, ricavata da un’antica torre gentilizia, è aperta, sui quattro lati, da raffinate biforette.
L’austero ambiente interno è suddiviso in tre navate ed è illuminato in maniera soffusa da corte feritoie e piccole monofore.
Al di sotto del presbiterio si trova la cripta, antico oratorio del IV-VI secolo, che ospita la vasca, denominata pozzo di S.Silvestro, da cui pare che anticamente sgorgasse una fonte d’acqua miracolosa, presso la quale trovavano guarigione i malati di lebbra. La copertura a capanna mostra ancora resti di affreschi raffiguranti momenti della vita di S.Silvestro Papa (sec. XIV).
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