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Il
paesaggio, secondo una metafora fortunata ed
efficace, può essere definito il volto
di un territorio, l’immagine con cui le
comunità che abitano e vivono in un luogo
si percepiscono e si riconoscono, con cui si
presentano agli altri e si rendono riconoscibili:
documento a cielo aperto, su cui innumerevoli
generazioni
hanno scritto una dopo l’altra la propria
storia, e monumento identitario, carico di segni
e di messaggi di appartenenza. Proprio per questa
sua forza comunicativa, per la trasparenza e
la pienezza con cui veicola la cultura dei luoghi
il paesaggio è stato scelto dal Piceno
come suo bene culturale qualificante, mezzo privilegiato
per parlare di sé, per presentarsi e farsi
conoscere.
Fra monti e mare, sul morbido allinearsi
delle colline che scendono in fretta a bagnarsi
in Adriatico, la storia ha lasciato un fitto
tessuto insediativo fatto di centri perlopiù piccoli
(ben 400 sono quelli meritevoli di tutela)
costruiti in cotto o in pietra. Il loro profilo
apparentemente omogeneo, che disegna un contesto
di coerente e discreta uniformità,
in realtà nasconde dentro le mura
spazi urbani declinati in modo originale
e sorprendente, sempre nuovo e ricco: piazze
raccolte e protettive, splendidi teatri storici,
musei e pinacoteche, edilizia civile e religiosa
carica di valori estetici ed artistici. Il
tutto in armoniosa coerenza con la campagna,
quest’ultima costruita con la stessa
cura geometrica dei centri storici, presidiata
da una diffusa presenza di case sparse, da
un lavoro contadino che nei secoli ha disegnato
un paesaggio così bello e curato da
nascondere la fatica da cui è nato.
<<
Terra delle madri>>, secondo la definizione
di Osvaldo Licini che del paesaggio piceno è stato
un interprete profondo, essa accoglie con
la rotondità delle sue forme, con
la generosità calda dei suoi vini,
con l’amore non dichiarato dei suoi
cibi, con il tenue rosato dei suoi borghi
in cotto. Ma insieme terra dello spirito,
vicina costantemente al cielo a cui la legano
le montagne da ogni punto sempre visibili,
aperta all’infinito a cui la richiama
da ogni parte l’ineliminabile orizzonte
del mare. Il dolce andare della vita, nel
susseguirsi materno ed uguale delle colline,
scorre sullo scenario di quesiti labirintici
ed abissali. Finito ed infinito, reale ed
assoluto finiscono qui, in questa armoniosa
terra, con l’incontrarsi e toccarsi
e per così dire inscriversi nelle
forme stesse del territorio. Terra delle
madri, dunque, ma anche terra degli enigmatici
volti lunari, che ancora Licini significativamente
ha vissuto come una ossessiva presenza di
interpretazione esistenziale.
Per la rilevanza culturale ed identitaria
che il paesaggio riveste per la cultura picena,
esso è oggetto di particolare sforzo
conoscitivo e di tutela. Il Piceno intende
impegnarsi per la realizzazione della Convenzione
Europea del Paesaggio ed è in relazione
con le capitali nazionali ed europee che
su questi temi lavorano in prospettiva tecnica
e progettuale.
Punto di forza di tale lavoro innovativo
e di ricerca è la Facoltà di
Architettura dell’Università di
Camerino, sede di Ascoli Piceno.
Dopo Milano, Ascoli Piceno sarà la
seconda tappa nazionale del più importante
appuntamento europeo sul paesaggio, ospitando
la IV “Biennale Internazionale del
Paesaggio” di Barcellona. (link)
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Segreteria
organizzativa Saggipaesaggi Festival Piceno
Assessorato alla Cultura Provincia Ascoli Piceno Tel 0736-277539
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