Nel
2001 ad Arenzano nei pressi di Genova varie personalità di
assoluto rilievo nel panorama della poesia mondiale,
in rappresentanza di oltre trenta nazioni, tra le quali,
i premi Nobel Seamus Heaney e Derek Walcott, vari premi
Pulitzer (John Ashbery, Jorie Graham, Gary Snyder, Mark
Strand, Richard Wright) e fra gli altri, solo per nominarne
qualcuno, Tahar Bekri, Bei Dao, il più grande
poeta cinese vivente, l’indiano Kunwar Narain,
Yves Bonnefoy, unanimemente riconosciuto come il poeta
più significativo di lingua francese, Mahmud Dar’wish,
palestinese, più volte candidato al Nobel, Simon
J. Ortiz, la più alta espressione poetica del
Rinascimento Indiano americano, oltre ai nostri Eugenio
De Signoribus, Mario Luzi, Roberto Mussapi, Giovanni
Raboni, Andrea Zanzotto, Giuseppe Conte e Umberto Piersanti,
hanno sottoscritto la “Carta di Arenzano per la
terra e per l’uomo”, un documento di principio
per esprimere la convinzione che per contrastare l’emergenza
ambientale sia necessario ripensare, innanzitutto,
i termini entro i quali si declina il senso del
nostro
abitare la terra.
L’originalità e la ragione più profonda
dell’iniziativa sta nel fatto che essa individua
nei poeti e nel loro pensiero i mediatori privilegiati
di una proposta di senso globalmente condivisa
e votata a un profondo significato ecosofico e
civile.
Il frutto dell’elaborazione comune è stato
sintetizzato identificando una serie di dodici
tesi utili a orientare in modo non superficiale
la nostra condotta
di uomini responsabili nei confronti della terra
e delle sue ineludibili esigenze.